(AGI) - Roma, 4 set. - Il nuovo E-polis, una volta rimessa in
moto la macchina editoriale, punta al web. È lì che si
concentra l'attenzione di Alberto Rigotti, 50 anni, timoniere
della Abm Merchant (banca d'affari con interessi nelle
infrastrutture) e nuovo proprietario del quotidiano E-polis,
del quale Nichi Grauso mantiene, per ora, ancora il 25% delle
quote. Si avvicina il giorno in cui il lettori di E-polis
potranno tornare ad avere tra le mani il loro quotidiano.
"Auspichiamo di essere vicini ai nostri lettori già dal 6
settembre", afferma Rigotti.
E fin qui tutto bene, soprattutto per i colleghi del Bologna. Poi, però, il nuovo editore aggiunge: "Il giornalista è una dimensione del nostro progetto su cui vorremmo fare di più. La professione del giornalista per mille fattori, non solo quelli tecnologici, ha subito una mutazione genetica e si aprono possibilità impressionanti: il giornalista sta diventando un veicolo di conoscenza e non solo di informazioni. L'idea è quella di mettere in condizioni i nostri di partecipare del lavoro editoriale, anche quello di impaginazione, ovunque essi si trovino. Da Barcellona, per esempio, il nostro corrispondente può osservare come nasce il giornale di carta, può scrivere in pagina". Qualcosa di molto simile al telelavoro. "L'idea del telelavoro è un concetto che, visto in maniera restrittiva, significa chiudere le sedi e mandare a casa il lavoratore: quindi interpretata in questo modo ha un'accezione quasi punitiva. Mentre la nostra idea è l'esatto opposto: creiamo delle piattaforme tecnologiche e degli ambienti di lavoro che facciano sì che il giornalista sia vicino al fatto, sentendolo empaticamente, e lo racconti quasi in tempo reale".
C'è da preoccuparsi...ma chi è che si sente "una dimensione del progetto" o un "veicolo di conoscenza"??? E chi è che sente il fatto "empaticamente"? Ma poi non è sempre stato così, con il giornalista che si sbatte per raccontare i fatti in tempo reale... Comunque in bocca al lupo.
E fin qui tutto bene, soprattutto per i colleghi del Bologna. Poi, però, il nuovo editore aggiunge: "Il giornalista è una dimensione del nostro progetto su cui vorremmo fare di più. La professione del giornalista per mille fattori, non solo quelli tecnologici, ha subito una mutazione genetica e si aprono possibilità impressionanti: il giornalista sta diventando un veicolo di conoscenza e non solo di informazioni. L'idea è quella di mettere in condizioni i nostri di partecipare del lavoro editoriale, anche quello di impaginazione, ovunque essi si trovino. Da Barcellona, per esempio, il nostro corrispondente può osservare come nasce il giornale di carta, può scrivere in pagina". Qualcosa di molto simile al telelavoro. "L'idea del telelavoro è un concetto che, visto in maniera restrittiva, significa chiudere le sedi e mandare a casa il lavoratore: quindi interpretata in questo modo ha un'accezione quasi punitiva. Mentre la nostra idea è l'esatto opposto: creiamo delle piattaforme tecnologiche e degli ambienti di lavoro che facciano sì che il giornalista sia vicino al fatto, sentendolo empaticamente, e lo racconti quasi in tempo reale".
C'è da preoccuparsi...ma chi è che si sente "una dimensione del progetto" o un "veicolo di conoscenza"??? E chi è che sente il fatto "empaticamente"? Ma poi non è sempre stato così, con il giornalista che si sbatte per raccontare i fatti in tempo reale... Comunque in bocca al lupo.
postato da: stilografico alle ore 17:32 | Permalink | commenti (19)
categoria:gente che va gente che viene
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